Conoscersi per amarsi

Pubblicato da Chiara Faraone il

Ciao a tutti, carissimi amici,

continuiamo il nostro percorso che prende spunto dal libro di Enza Maria Mortillaro e Salvatore Biancorrosso, il cui titolo è: “I passi per costruire il Noi. Itinerario di discernimento nel tempo del fidanzamento”.

La settimana scorsa c’eravamo detti che una coppia nasce da un incontro tra due; se tale incontro è autentico, il passo successivo porta alla conoscenza. Che significa conoscersi? Quando diciamo “conoscenza” si presuppone “sapere qualcosa” e quando so, non ho più nulla da imparare, da scoprire, perché tutto ciò che c’era da sapere adesso lo posseggo. Ma riflettiamo: in una relazione tra due persone potremmo mai dire di conoscere del tutto l’altro e non avere nient’altro da sapere? Troppo povera questa idea di conoscenza! La conoscenza, infatti, non è mai una volta per tutte. Si cambia, si cresce, ci si trasforma. Non ha senso dire: “è cambiato! Non è più come prima, non lo riconosco più, pensavo fosse diverso”. La conoscenza non è un sapere qualcosa, ma, ancora di più, un gustare, assaporare senza mai poter dire: “ormai ti conosco come le mie tasche; so tutto di te; ti conosco così bene che non ci sono più segreti”.

In una coppia di fidanzati è importante che la conoscenza sia reciproca e progressiva e che abbracci tutte le sfaccettature del nostro essere.

Nella coppia ciascuno porta con sé una valigia carica del proprio mondo di origine. È importante aprire questa valigia ed esplorarla, senza paura e senza timore di scoprire e/o mostrare ciò che siamo realmente.  È importante conoscere la mia storia e la storia familiare del mio fidanzato/a perché tanti aspetti del mio e del suo carattere dipendono dalla famiglia, dal tipo di educazione ricevuta, dal rapporto con il padre e con la madre, dalla storia che la famiglia si è trovata a vivere (lutti, difficoltà economiche, malattie, etc.)

Vi ricordate quando ci siamo detti che l’obiettivo del fidanzamento cristiano è la verità? Su me stesso, sull’altro, sulla nostra storia.

Ecco che conoscersi reciprocamente, nel tempo del fidanzamento, è importante per evitare “brutte sorprese” durante il matrimonio, evitando così di dire: “Se l’avessi saputo prima…”

Conoscere significa scegliere di amare tutto della persona che ho davanti, tenendo in considerazione che non significa che tutto mi debba piacere per forza, né ancora che con il mio amore quell’aspetto di lui/lei che non mi piace, un giorno cambierà. Questa è una grande illusione e può diventare una trappola.

Farsi conoscere significa essere veri; lo scopo non è piacere agli altri, ma essere se stessi, nella verità.

Conoscere mi spinge a passare dall’innamoramento all’amore, dall’apprezzare la parte superficiale della persona all’andare oltre, verso un progetto di vita insieme.

Ci vuole equilibrio nella conoscenza; infatti essa ha bisogno di tenerezza e di intelligenza, di vicinanza e sano distacco, di autonomia e socialità. Se il mio fidanzamento mi stacca in modo totale dalla mia realtà, dagli amici, dalle mie abitudini, c’è qualcosa che non va; viceversa, se il mio fidanzamento non cambia nulla nella mia esistenza perché si inserisce nel mio mondo senza alcuna reciprocità, c’è qualcosa che non va.

Io entro nel mondo dell’altro, l’altro entra nel mio mondo: questo deve necessariamente richiedere reciprocità, cambiamento e allargamento di orizzonti.

Allora chiediamoci: “Perché desidero conoscere questa persona?”

Se la risposta è: “Perché mi piace”, “Perché con lei/lui sto bene”, “Non so perché..” questi sono segni del fatto che ancora non vedo un “tu” davanti a me. Se, al contrario, la mia risposta ruoterà intorno a un desiderio che coinvolga l’altro in un “Noi due insieme”, allora si può cominciare a parlare di progettualità, desiderio di costruire, di guardare oltre, di gettarsi in avanti.

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Vi aspetto per la prossima “tappa”!

Categorie: Coppie

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